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L'UTILIZZO DEL MARCHIO E IL RISPARMIO FISCALE Stampa E-mail
Martedì 06 Aprile 2021 11:47

Negli ultimi anni si sente parlare spesso dell’utilizzo del marchio ai fini della pianificazione fiscale. E importante sottolineare che se il marchio può costituire un valido strumento di pianificazione fiscale che permette una riduzione del carico fiscale di almeno il 25%, dall’altro non è sempre facile impiegarlo.  Spesso infatti capita che, per sentito dire, l’imprenditore decida, da un giorno all’altro, di registrare un marchio a suo nome utilizzato gratuitamente da diverso tempo dall’azienda di famiglia perché da altri imprenditori ha saputo che in questo modo hanno realizzato un risparmio sulle tasse. Beh, non è proprio così! In questi casi infatti si potrebbe incombere nel rischio di elusione fiscale o addirittura di abuso del diritto collegato al fatto di imporre alla società di famiglia il pagamento di royalties per qualcosa che in precedenza veniva sfruttato gratuitamente e non solo.  Quindi prima di compiere qualsiasi tipo di azione relativa ai marchi è necessario rivolgervi al vostro commercialista di fiducia per evitare l’effetto boomerang!
Detto ciò, si può affrontare la disciplina fiscale del marchio la cui tassazione viene equiparata alla tassazione del diritto di autore. 
La Legge  che si occupa del diritto di Autore è la n. 633/1942. Con tale legge al creatore dell’opera viene riconosciuto sia il diritto morale ovvero il riconoscimento a proprio nome dell’opera (obbligatoriamente registrata), che quello di natura economica ovvero il diritto ad essere remunerato economicamente ogni volta che l’opera registrata, qualunque essa sia, venga utilizzata.
Ma come si realizza il risparmio fiscale?
La concessione del diritto di sfruttamento di un opera, a livello fiscale può essere:
- considerato come reddito di lavoro autonomo se i compensi (royalties) percepiti sono rilevati direttamente dal proprietario dell’opera;
- ricompreso nella categoria redditi diversi quando le royalties vengono pagate a persone proprietarie dell’opera che non hanno creato l’opera stessa. 
Questa differenziazione è importante.
Si può infatti rilevare una detassazione del 25% dei compensi percepiti a titolo di royalties nel caso  in cui il proprietario  del marchio:
- sia il creatore dell’opera che riceve direttamente le royalties ed  abbia un‘età superiore a 35 anni (redditi da lavoro autonomo);
-  non coincida con il creatore dell’opera ma percepisce le royalties del marchio in esame (redditi diversi).
La detassazione invece raggiunge il 40% qualora il creatore del marchio che cede il diritto di sfruttamento economico dell’opera  abbia un’età inferiore a 35 anni.

Facciamo un esempio.

1.Il proprietario del marchio, riceve a titolo di royalties 30.000  euro lordi  l’anno. Al momento dell’incasso dovrà emettere una ricevuta con ritenuta d’acconto. Supponendo che il proprietario sia italiano, non sia il creatore dell’opera oppure  sia il creatore dell’opera con età superiore a 35 anni e sia italiano l’importo da ricevere sarà il seguente:

Compenso lordo  30.000
Ritenuta acconto (30.000 – 25%(30.000)) * 20%  = 4.500
Compenso netto = 30.000 – 4500 )= 25.500

2. Nel caso in cui il proprietario del marchio  sia un italiano, creatore del marchio con età inferiore ai 35 anni.  Il compenso percepito sarà  pari a: 
Compenso lordo  30.000
Ritenuta acconto (30.000 – 40%(30.000)) * 20%  = 3.600
Compenso netto = 30.000 – 3.600 )= 26.400

3. In mancanza di un marchio qualora una persona ricevesse l'importo di 30.000 euro, questo sarebbe interamente assoggettato ad imposte quindi la ricevuta da emettere sarebbe così  compilata. 
Compenso lordo  30.000
Ritenuta acconto 30.000 – 20%(30.000)= 6.000
Compenso netto = 30.000 – 6.000 = 24.000

I redditi così rilevati dovranno poi essere dichiarati nel modello Unico o 730  attraverso la compilazione del quadro RL o RD.  In ogni caso il  range del risparmio fiscale realizzabile attraverso l’uso del  marchio andrebbe  da  minimo del 17.25% in presenza di redditi  tassati con aliquota minima del 23% ad un massimo del 32.25% in presenza di un’aliquota massima del 43% .

In tutto questo contesto non ho menzionato i contributi INPS che nel caso di pagamento delle royalties non sono contemplati per legge!

 
CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO: ESEMPI PER IL CALCOLO Stampa E-mail
Martedì 30 Marzo 2021 07:53

Lo scorso 24 marzo 2021 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la mini guida per la presentazione della richiesta del contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Sostegni la cui domanda può essere presentata a partire da oggi 30 marzo 2021.
Il contributo verrà erogato solo in presenza di un calo del fatturato medio mensile superiore al 30% considerando come anni di riferimento 2019 e 2020 in presenza di partite IVA aperte prima del 31/12/2018.

Esempio di calcolo del calo di fatturato:
Si considera un contribuente che ha aperto partita IVA prima del 31/12/2018. 
Il fatturato del 2019 ammonta a 350.000,00.
Il fatturato del 2020 ammonta a 300.000,00

Verifica della perdita effettiva del fatturato annuo:
350.000 – 300.000 = 50.000
50.000/350.000 = 0.143 *100 = 14.30    NON SPETTA ALCUN CONTRIBUTO

Si considera un contribuente che ha aperto partita IVA prima del 31/12/2018.

Il fatturato del 2019 ammonta a 350.000,00.
Il fatturato del 2020 ammonta a 240.000,00

Verifica della perdita effettiva del fatturato annuo:

350.000 – 240.000 = 110.000
110.000/350.000 = 0.314 *100 = 31.40    SPETTA IL CONTRIBUTO

Una volta verificata la spettanza del contributo si procede alla verifica su base mensile del calo e al calcolo del contributo spettante. Bisogna ricordare che la percentuale del contributo spettante da applicare alla differenza tra il fatturato medio mensile del 2019 e quello del 2020 è diversa a seconda dei volumi di ricavi conseguiti nel 2019  ovvero:

60% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 100mila euro;
50% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 100mila euro fino a 400mila;
40% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 400mila euro fino a 1 milione;
30% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 1 milione di euro fino a 5 milioni;
20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 5 milioni di euro fino a 10 milioni.

Riprendiamo ora l’esempio.

Calcolo fatturato medio mensile anno 2019
350.000/12 = 29.167
Calcolo fatturato medio mensile anno 2020
240.000/12 = 20.000
Verifica del calo medio mensile
29.167 – 20.000 = 9.167
9.167/29167 = 0.314 *100 = 31.40%    
Calcolo del contributo
9.167 * 50% = 4.583, 33

Questo è il calcolo che deve essere applicato per conoscere l’importo del ristoro.

Il  calcolo del contributo è leggermente diverso se la partita iva è stata aperta nel corso del 2019.
In questo caso non è necessario aver rilevato un calo del fatturato pari almeno al 30% e al momento del calcolo del fatturato medio mensile del 2019 andrà preso in considerazione  l’importo del fatturato annuo  diviso per il numero dei mesi a partire da quello successivo all’attivazione della partita Iva.  Esempio se la partita IVA è stata aperta a il 10 marzo 2019, il fatturato al 31/12/2019 dovrà essere diviso per 9 ovvero per il numero dei mesi che va da aprile a dicembre, anche se si saranno emesse fatture nel mese di marzo. Il fatturato del 2019 dovrà essere rapportato invece al fatturato medio mensile del 2020 diviso per 12 mesi.
Qualora l’importo del fatturato medio mensile del 2019 sia superiore al dato del 2020 allora per determinare il contributo, tale differenza andrà moltiplicata per  la percentuale del 60, 50, 40, 30 o 20 per cento a seconda dell’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati nel 2019.
Se invece l’importo del fatturato medio mensile del 2019 sarà inferiore al dato del 2020 allora il contributo sarà pari all’importo di euro 1.000 per le persone fisiche e di euro 2.000 per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

 
L'AGENZIA DELLE ENTRATE VERSO LA DIGITALIZZAZIONE PER LA LOTTA ALL'EVASIONE Stampa E-mail
Lunedì 22 Marzo 2021 09:17

Sapete cosa sia il progetto "A data driven approach to tax evasion risk analysis in Italy"? Non ne avete mai sentito parlare? Bene ve ne parlo io.
Il progetto menzionato, che sarà finanziato dalla UE sarà avviato a breve dall'agenzia delle entrate, consisterà nell'utilizzare l'intelligenza artificiale come strumento alla lotta all'evasione fiscale.
Così facendo l'Agenzia delle Entrate con le nuove techniche quali network analysis, machine learning e data visualization, avrà modo di analizzare i milioni di dati messi a disposizione dei contribuenti per scovare quei soggetti a maggior rischio di evasione e frodi fiscali sia in ambito IVA che in quello internazionale.
Le tre tecniche sopra descritte infatti:
- faciliteranno l'emersione di relazioni indirette e non evidenti tra soggetti;
- permetteranno all'analista di utilizzare tecniche più intuitive e rapide per acquisire dati
- infine sulla base dei processi realizzati le macchine sapranno già dove andare a cercare rendendo più veloce il lavoro degli analisti.

 
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