I buoni pasti per i titolari di partita iva come strumento di risparmio fiscale

Hai mai sentito parlare dei buoni pasto come risparmio fiscale? No? Allora cerco di darti qualche informazione in più.

I buoni pasto possono essere destinanti non solo ai dipendenti ma anche per i titolari di partiva iva ovvero professionisti, ditte individuali e soci lavoratori che partecipano alla suddivisioni degli utili.

Spesso infatti, il titolare di partita iva che consuma il pasto fuori casa, vuoi per i tempi ristretti che per pigrizia, consuma velocemente un pasto e non si ferma mai a chiedere la fattura elettronica.

Questo comporta la perdita di costi che se fatturati potevano essere utilizzati per la riduzione dell’imponibile fiscale.

Per le aziende in contabilità semplificata o ordinaria le spese per la ristorazione sono deducibili nella misura del 75% . Per i professionisti e lavoratori autonomi a tale limite se ne aggiunge un altro, ovvero la spesa massima complessiva deducibile non può superare il 2% del fatturato annuo (Art. 54 del TUIR c. 5). L’IVA al 10% invece è sempre detraibile.

Certo, il buono pasto non porta un grosso risparmio fiscale. In linea di massima su una spesa giornaliera di 10 euro che si concretizza in una spesa annua di circa 2.400 euro (tolte 4 settimane di chiusura oltre sabati e domeniche) si può registrare una riduzione delle tasse e dei contributi di circa 1.000 euro.

Ma tale strumento inserito in un contesto più ampio di pianificazione fiscale rappresenta una delle frecce che portano al perseguimento dell’obiettivo. Contattaci per avere una consulenza su misura per te e verificare le possibilità concrete di risparmio.

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